La Roda di Vael

“Quando vengono su per il sentiero i canalìn, allora si che sono ostie!”  cosi mi diceva il nonno quando parlava della Roda di Vael.

Camminare in montagna è una cosa che ci insegna a ritornare a noi stessi. A quelli che veramente siamo, a ritrovare la nostra essenza e il senso del tempo che viviamo. La montagna, insegna il senso della vita, lo insegna perche ha un suo mod di occupare lo spazio … e il tempo!

E la Roda di Vael è l’esempio perfetto.

La montagna che sta sopra il Laresh porta proprio questo nome, Roda di Vael. La leggenda vuole che le streghe di Carezza abitino ancora nelle Caverne della Roda di Vael e a ogni plenilunio escono per tenere il bael, un concerto decisamente agghiacciante; poste in semicerchio urlano come pazze sino a che la luna scompare e alla fine lanciano dall’alto delle palle di fuoco che cadono sulle rocce dietro Ciampediè (sopra Pozza di Fassa): perciò le creste di quei monti si chiamano zigolades, ossia “bruciacchiate”.

Quando ti avvicini lungo il sentiero che porta al Rifugio della Roda, meriterebbe ogni tanto fermarsi e riflettere. Non c’è fretta e te la godi di più.

Se preferisci compiere un’escursione più lunga ma tranquilla puoi prendere la funivia a Vigo per il Ciampediè, e da li prendere il sentiero 545 che ti porta direttamente al Rifugio Roda di Vael.

Se invece preferisci una via più diretta, allora da Carezza puoi raggiungere il Rifugio Paolina e camminare in senso antiorario intorno alla Ponta de Majare.

Quando andare

Le stagioni migliori sono sempre quelle meno affollate, che ti consentono di vivere la montagna in modo meno condizionato, come spesso vive che ha poco tempo e vuole far tutto. I nostri avi ci insegnavano una cosa fondamentale: l’uomo fa parte della montagna, se lo comprende e sa adattarsi allora sa rispettarla.

La Roda

Quando ti avvicini alla Roda di Vael (2803 mt) dalla Val di Fassa sulla sua sinistra si nota la Roda dal Diaol, memoria di un monte che riprende la storia delle streghe…

La montagna qui nelle Dolomiti di Fassa è da sempre il riferimento del regno della natura. I Fanes, mitico popolo dei monti pallidi, ci tramandano vicende e leggende che ci insegnano un modo di vivere la montagna più bello, più vero e sorpattutto rispettoso.
Ogni valle, ogni rio, ogni parete di roccia, ogni sentiero ha un nome. Eppure pochi li ricordano. Non hanno tempo per “entrare” nel regno delle Dolomiti, guardano la mappa, seguono le indicazioni dello smartphone e su, via diretti fino al rifugio, su diretti in vetta, per poi scendere gonfi della bellezza di un paesaggio che non puoi certo vedere tutti i giorni.

Il punto è sempre lo stesso: dove stiamo camminando? Sono cosciente di poter scegliere di vivere una dimensione diversa da quella che vivo ogni giorno? E allora, perchè tanta fretta? non siamo mica dei canalìn!

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